Chirurgia per le disfunzioni erettili

Non è facile ammetterlo, alcuni negano o preferiscono non affrontare l’argomento, ma quando si parla di disfunzioni erettili c’è poco da fare: è necessario affidarsi alla guida degli esperti, per ritrovare serenità, potenza e una vita sessuale appagante.

Non sempre le terapie prevedono un iter chirurgico, ma a volte questa sembra l’unica strada da seguire per ritornare a stare bene.

 

Disfunzioni erettili? Una risposta dalla chirurgia andrologica

Non abbiate timore, alcuni interventi mirati possono davvero curare il disturbo. La chirurgia andrologica spesso si risolve in pochi giorni in ospedale e, se è opportuno, è prevista anche solo l’anestesia locale associata a neuro-sedazione. Non è certo un gioco da ragazzi, d’accordo, ma è bene affrontare questo tipo di operazioni con il giusto ottimismo.

Vediamo insieme quali sono le tecniche chirurgiche più comuni.

 

By-pass arterioso per curare l’impotenza

Molto spesso, alla base del disturbo della disfunzione erettile, c’è un cattivo funzionamento delle arterie che trasportano il sangue ai corpi cavernosi. Se i farmaci non riescono a migliorare la condizione, può farlo un micro by-pass.

L’operazione prevede il collegamento dell’arteria dorsale del pene con l’arteria epigastrica, ricca di sangue, così da by-passare le ostruzioni. Dopo circa due mesi dall’intervento, è possibile godere nuovamente di una vita sessuale appagante e, per questa ragione, il trattamento è particolarmente consigliato ai più giovani.

Meno adatto, invece, agli ultra-cinquantenni, ai diabetici e ai vasculopatici gravi; il rischio è che si ripresentino comunque altre ostruzioni. Dopo l’intervento, si seguirà una cura riabilitativa vascolare, con farmaci adatti a riequilibrare il flusso sanguigno nelle arterie del pene.

 

Chirurgia venosa peniena

Se la disfunzione erettile è dovuta non a uno scarso afflusso di sangue, ma ad un’alterazione del processo di veno-occlusione che non riesce a tenere per il tempo necessario il sangue nei corpi cavernosi, si utilizza un’altra tecnica di microchirurgia.

Semplicemente, si lega la vena dorsale profonda del pene alle vene cavernose (che permettono il deflusso del sangue), restringendo anche le “crure”, ovvero le basi dei corpi cavernosi stessi.

Questa chirurgia è risolutiva nel 50% dei casi, con un tempo di recupero di circa un mese e un periodo di riabilitazione.

 

Impianto di protesi peniene

Molti ne avranno sentito parlare: ecco un altro modo per sconfiggere l’impotenza. Quando si è in presenza di fattori di rischio vascolare molto gravi (cardiopatici o anziani), si sceglie di impiantare delle protesi peniene.

Le protesi si collocano in un’area normalmente riempita di sangue. Hanno l’aspetto del pene e, nei casi delle protesi idrauliche, mantengono anche l’aspetto “a riposo” fino a quando, premendo su una pompetta posta nello scroto (tra i testicoli), si aziona il meccanismo che genera l’erezione. Per tornare alla flaccidità, il paziente dovrà solo toccare un punto particolare della “pompetta scrotale”.

Valide nello stesso modo sono anche le protesi semirigido-flessibili, con un’anima in silicone semirigido e una copertura in silicone soffice. Queste protesi assumono la posizione diritta o piegata, a seconda di come si mette il pene. Dopo la stimolazione, si verifica l’erezione grazie a una parte di sangue che arriva al pene e circonda la stessa protesi.

Eiaculazione e orgasmo si manifestano in quasi tutti i casi, complice la libido.

Ovviamente, è bene considerare anche il fattore psicologico di questo tipo d’interventi, cercando, se lo si ritiene opportuno, una figura di supporto, che aiuti a rilassarsi e a meglio accettare la nuova, ma comunque appagante, condizione.

Author: Solotusaiche.it

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