Se la bicicletta fa male alla prostata

Amate girare per le strade della vostra città in bicicletta? Fare dello sport, soprattutto se rilassa, è di certo un’ottima abitudine, ma se siete uomini, attenti alla prostata!

Il ciclismo, infatti, è croce e delizia per gli over 50 che si concedono il gusto di una pedalata, dovendo però fare i conti con i soliti fastidi causati dal sellino. Se poi si è avuto un passato da grandi ciclisti, portando la passione a divenire ben presto qualcosa di più, i fastidi più comuni tendono a trasformarsi, con l’avanzare dell’età, in veri e propri disturbi alla prostata. Il sellino, infatti, ha una conformazione tale da comprimere in maniera forzata e innaturale l’area prostatica e, più in generale, i genitali stessi. Purtroppo, questo sport tanto amato può rappresentare una concreta minaccia per chi lo pratica, soprattutto a livelli agonistici.

 

I disturbi alla prostata causati dal ciclismo

Molti di voi, leggendo questo articolo, staranno trovando una spiegazione ad alcuni dei problemi che vi affliggono. Di certo, la zona perineale è quella che risente di più della seduta scomoda sulla bicicletta, anche se sono due i disturbi più comuni:

  • il primo di natura cutanea, legato allo sfregamento della pelle contro il sellino;
  • il secondo, compressivo, di schiacciamento della zona dove si trova la ghiandola prostatica.

È quest’ultimo problema a destare maggiore preoccupazione negli urologi, perché la compressione provoca un’alterazione del flusso sanguigno che attraversa i vasi, schiacciando anche i nervi diretti ai genitali. Se questa posizione è assunta per lungo tempo e in maniera costante, si avvertono inizialmente dei fastidi temporanei, come il formicolio, sino ad arrivare ai casi di addormentamento dei genitali stessi. Per questi disturbi, la soluzione è quella di scendere dalla bicicletta e smettere di pedalare. Esistono però dei casi in cui la presenza di patologie che provocano un aumento della prostata o una infiammazione acuta della ghiandola causano un aggravarsi delle condizioni. Allora, è bene evitare pedalate senza però appendere le due ruote al chiodo. Sarà lo specialista a consigliarvi sui tempi di ripresa.

 

Come sedersi sul sellino per evitare disturbi alla prostata?

Ovviamente, seppur la scomodità del sellino sia una cosa certa, sedersi correttamente può aiutare a limitare i danni. Vanno poggiate sulla seduta le due tuberosità ischiaticheSono le due protuberanze ossee del bacino che si possono sentire a livello dei glutei. Reggono il peso del corpo quando si è in posizione seduta., ovvero le due protuberanze ossee del bacino che si possono sentire a livello dei glutei. La zona perineale deve solo toccare la sella, ma su di essa non deve poggiarsi tutti il peso. In questo modo, l’area perineale non è compressa. Per favorire che ciò avvenga, è opportuno acquistare una sella della corretta dimensione e morfologia. Inoltre, è bene che la sella sia parallela al terreno così da evitare che la punta crei dolore.

 

Come scegliere il tipo di sella?

Rassegnatevi. Il sellino ideale non esiste. È importante scegliere quello che crea meno disturbi, più vicino alla conformazione del proprio corpo. Occhio però alla morbidezza! Se si pensa che più morbido voglia dire più comodo è un errore. In realtà, aumenta la compressione per mantenere l’equilibrio del corpo. Bando anche a estetica e leggerezza. La sella deve avere come qualità:

  • la durezza
  • l’indeformabilità
  • la rigidità
  • la forma anatomica
  • una dimensione ad hoc

In questi ultimi anni, sono stati poi commercializzati sellini adatti a chi ha problemi di prostata. Anche in questo caso, non si può generalizzare e bisogna prestare comunque attenzione alla conformazione.

Detto questo buona pedalata, da alternare magari anche a una sana passeggiata!

 

Author: Dr. Andrea Militello

Il Dott. Andrea Militello è medico chirurgo specialista in Urologia e Andrologia. È Responsabile del Servizio di Emodialisi e Responsabile Urologo Andrologo presso la Casa di Cura Nepi. È responsabile del modulo di Urologia ed Andrologia della Casa di cura Santa Teresa a Viterbo e responsabile servizio di Urodinamica e Riabilitazione del pavimento pelvico presso Casa di cura Villa Immacolata a Viterbo. Lavora inoltre presso la Casa di Cura Villa Tiberia, l'ARS Medica, e la Casa di Cura Villa Flaminia e nei suoi studi privati a Roma e Viterbo.

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